Walter Visentin

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Altre visioni, differenti per profondità di contenuti, etica dei principi e delle finalità, penetrano come intruse nei meccanismi modulati della società informatizzata, effimera e programmata dalla serialità superficiale del sistema globalizzato. Immagini nate da oggetti dirompenti, figlie di culture marginali e fabbricate dai nuovi protagonisti clandestini dell’arte contemporanea. Walter Visentin, è uno di questi abusivi. Con i suoi manufatti ci riporta alla realtà quotidiana delle cose concrete, delle merci scadute, prima sognate ed esaltate nei meccanismi di propaganda del consumo ideologico e dopo accumulate, come ingombranti sensi di colpa collettivi, nelle discariche periferiche extraurbane. Immondezzai costruiti sotto i cieli agricoli per inquinanare i prodotti della terra. Luoghi distanti, dove è facile allontanare la percezione del dolore, per continuare a vivere la propria fugace felicità nel centro delle città, costipate da merci seducenti poste sotto i riflettori delle vetrine e riprodotte nei display televisivi e dei computer.

Walter Visentin segna una netta linea di demarcazione, ma anche di incredibile cogniugazione, tra il vecchio mondo, ormai in data di scadenza, e la nuova era figlia della prima, della quale non possiamo rinnegare il passato. E’ la memoria che dobbiamo recuperare per costruire la cultura, per capire le differenze tra noi e gli altri, per organizzare il futuro. La memoria, messa al bando e scartata dall’impellenza della società contemporanea, ansiosa di e diffondere notizie e informazioni rapide ed inutili, da consumare una dopo l’altra. Chiodo schiaccia chiodo. Ha ragione lui, l’artista con la tuta da operaio specializzato, quasi un astronauta sceso dal cielo per mostrare all’umanità come liberarsi con gentilezza dei peccati, degli scarti di memoria rifiutata dalla nostra malattia: il consumismo. Il messaggio è chiaro: è necessario cercare tra i rifiuti e recuperare i pezzi per liberare il pianeta dall’infamia, testimoniando che c’è una speranza,un’altra via, la certezza che basta darsi da fare e cambiare i valori in campo per riportare in equilibrio gli sbilanciamenti. Alla Galerie Italienne di Parigi si è conclusa da qualche settima la mostra di Walter Visentin dove sono stati esposti sette dei suoi oggetti fantastici realizzati come pezzi di design riassemblando elementi di scarto. In questa intervista l’artista spiega la genesi dellla sua poetica che annuncia i grandi cambiamenti epocali.

FDA-Quando hai cominciato a raccogliere materiali e riciclarli?
WV-Ho incontrato montagne di rifiuti da sempre, essendo nato in periferia la natura conviveva con gli scarti e le mie scoperte. Dieci anni fa ho ritrovato questa materia mentre facevo delle fusioni di metallo per delle sculture. Cercando tra i robivecchi ho scoperto una periferia tanto libera quanto affascinante ed ostile, popolata da molti resti sia urbani sia umani. Per me non è solo riciclaggio quanto materiale allo stato puro, come nelle miniere, inevitabile finché ci sarà vita umana. Materia stratificata di memoria che mi fa formare nuovi mondi altrove.
FDA-C’è una differenza tra il tuo progetto e quello dell’arte povera?
WV-Alcuni utilizzavano gli stessi materiali che adopero io, e anche il mio lavoro si spinge verso la ricerca di una nuova estetica. L’arte povera ricercava però un linguaggio archetipico mentre io più che ricercare una forma preesistente e primitiva mi sento legato al caos e al mondo o alla storia dell’arte come un divenire, un flusso.
FDA-Che significato ha oggi, in una società altamente tecnologizzata, riproporre legno riciclato per costruire nuovi oggetti e nuovi arredamenti?
WV-La ricerca della meraviglia che non credo risieda unicamente nella tecnologia. La mia fantasia è più materica.

FDA-Tra i tuoi clienti annoveri personaggi dell’elite sociale. Che bisogno hanno di vivere negli ambienti che tu progetti?
WV-Questo dovremmo chiederlo a loro. Mi auguro comunque che coloro che vivono gli spazi da me modificati abbiano il piacere, la curiosità, la sorpresa continua di scoprire piccoli particolari e punti di vista inaspettati. I miei lavori sono pezzi unici molto attenti alla poetica del luogo in cui sorgeranno ed è grazie all’appoggio di tante persone qualunque e uniche che mi è permesso di continuare.
FDA-Quanto l’arte può stimolare atteggiamenti e stili di vita differenti rispetto a quelli del consumo ordinario? WV-Moltissimo. I grandi cambiamenti epocali sono sempre stati preceduti e annunciati da sconvolgimenti in campo artistico, per cui direi che questa è una caratteristica dell’arte.
FDA-Secondo te, perché i tuoi lavori piacciono in modo istintivo e non hanno necessità di essere spiegati?
WV-Forse perché sono presenti e convivono più livelli di lettura, a partire da quello più istintivo. I miei lavori non contengono un punto di vista unico, non sono un’opera da guardare ma un’opera attraverso cui osservare il mondo circostante. Credo questo sia un elemento aggiunto che permette allo spettatore di scegliere e sentirsi più vicino all’opera. L’immondizia poi è portatrice di memoria e chiunque può riconoscere se stesso in un qualsiasi particolare. Un gioco che in quanto tale è anche molto serio… dipende dall’osservatore.

Walter Visentin

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